Lo stormchaser - cacciatore di temporali PDF Stampa E-mail
Scritto da Vale   
Sabato 04 Settembre 2010 17:55

LA FIGURA DELLO STORMCHASER/CACCIATORE DI TEMPORALI.

Lo stormchaser è colui che pratica l'attività della caccia ai temporali e ai fenomeni ad essi annessi. Ciò implica quindi spesso il muoversi da casa propria, anche di parecchi km, per spostarsi in anticipo verso le aree che potrebbero essere interessate dai fenomeni.
Rimanere esclusivamente nei dintorni di casa propria a documentare gli eventi è meglio definito come spotting.
Chi pratica stormchasing può sia essere mosso dall'amore e dalla passione verso questi eventi e quindi dal fascino che suscitano, sia da una volontà di compiere ricerca sul campo (talvolta -negli Usa soprattutto- la ricerca svolta è a livello lavorativo a tutti gli effetti).
Negli Stati Uniti può accadere che gli stormchaser siano i primi a effettuare segnalazioni agli organi competenti (ad esempio segnalano la presenza di un tornado al suolo). In Italia ciò è infattibile in quanto non esiste alcun organo preposto a ricevere e gestire tali segnalazioni.

La “caccia” ai temporali si divide in 2 fasi: fase previsionale e fase di caccia.

La fase previsionale è sicuramente la meno emozionante e la meno conosciuta ai più: nei giorni prima che possano verificarsi temporali si spendono infatti ore per la consultazione dei modelli fisico-matematici tramite i quali è possibile individuare macro aree in cui sussistono parametri favorevoli ai temporali. I modelli aggiornano più volte al giorno, quindi questo lavoro viene ripetuto ad ogni nuovo aggiornamento. I parametri con i quali si prevedono i temporali sono molteplici e non sono mai prescindibili dalla situazione sinottica: guardare ad esempio solo la mappa di CAPE e dedurne le possibilità di temporali è un errore molto grosso. Può esservi una grande disponibilità di CAPE ma finché non vi sarà tendenza all'instabilità potrete usarlo perlopiù per arrostirvi in piscina.

Una volta che tramite i modelli si è individuato un target, ovvero un'area in cui si dovrebbero sviluppare i temporali, ci si muove in quella direzione, anche ore prima rispetto all'iniziazione prevista. Ciò può voler dire anche compiere centinaia di km a seconda di dove si trovi il target. Una volta lì, si attende finché non nasce la cella temporalesca. A volte si attende per ore e nulla accade: una previsione di temporali in una macroarea significa semplicemente che lì vi sono parametri che potrebbero dar luogo a dei temporali, non certezza matematica che questi si verifichino. Quando nulla succede, si ritorna a casa, senza aver visto assolutamente niente e avendo atteso invano per ore. In gergo si suol dire aver fatto "bust".
Le distanze da percorrere per il target variano molto, nelle Plains americane si possono percorrere anche migliaia di km in pochi giorni. Qua in Italia gli spazi sono molto più ridotti, ma comunque è necessario compiere notevoli distanze all'occorrenza e soprattutto alla disponibilità di tempo e di moneta. Essendo per quanto mi riguarda un hobby e dal momento che sul mio conto corrente non esiste ancora la voce “accredito stormchasing”, ogni minimo spostamento effettuato avviene grazie alle mie tasche, per cui non sempre mi è possibile raggiungere target lontani, seppur interessanti.
La fase di caccia parte nel momento in cui nasce il temporale atteso: ci si muove in sua direzione e ci si posiziona per poter osservare al meglio la fenomenologia in atto. A seconda del tipo di situazione e di temporali è necessario mantenere posizioni e distanze differenti sia per questioni fotografiche sia di sicurezza. E' quindi FONDAMENTALE avere buona conoscenza dei temporali e dei rischi annessi se si vuole svolgere questa attività.
Non ci si improvvisa quindi in alcun modo cacciatori dall'oggi al domani: è necessario avere buone basi di meteo generale ma soprattutto sui fenomeni convettivi. Unendo queste conoscenze a una successiva esperienza sarà possibile con gli anni avere buona padronanza delle situazioni e saper riconoscere e distinguere al meglio i fenomeni osservati.
Vedere qualche foto di altri su facebook o sul web e leggere 2 righe di definizioni stitiche non vi renderà stormchasers provetti e non vi darà in alcun modo le competenze per distinguere un funnel da un fractus, ad esempio.
Le competenze si acquisiscono con il lungo passare del tempo e degli approfondimenti, con l'umiltà soprattutto di non avere la verità in tasca e l'arroganza di aver sempre ragione, tanto più in una disciplina come questa che si basa molto sull'osservazione sul campo.
Mi spiace molto vedere diverse volte giovani appassionati che in ogni foto gridano al tornado o alla supercella quando se va bene nelle foto ci sono fractus e basi morenti.
Bisogna imparare anche a tenere su due piani diversi la realtà dei fatti e il desiderio personale: il fatto che si abbia il "sogno" di osservare un tornado non implica necessariamente che ogni temporale di fronte a noi ne stia per produrre uno. Questi sono più wishnado che tornado. Dare il giusto peso e la giusta classificazione alle cose è anche l'unico approccio oggettivo e utilizzabile per la ricerca che si può avere.

Unendo le 2 fasi, previsionale e di caccia, è chiaro che spesso chi caccia temporali, specie se a ritmi serrati (come può essere nelle Plains dove si trascorre magari 1 mese solo a fare quello) ha pochissimo tempo per dormire, per mangiare e passa molto tempo alla guida.
Il rischio maggiore per un chaser quindi, lo si creda o no, non sono tanto i tornado o i fulmini, quanto gli incidenti stradali.

La strumentazione usata al momento in Italia da me è la seguente: telefono cellulare con connessione internet e browser per consultare radar+satellite, google maps per le strade a cui si aggiungano l'automobile e i miei occhi. Nulla di più semplice.
Negli Stati Uniti sono disponibili software più complessi per consultare i dati radar.

L'attività dello stormchasing negli Stati Uniti è ormai decennale ed è inserita in un contesto culturale molto diverso dal nostro.
La meteo laggiù viene considerata molto sul serio e concetti base vengono passati nelle scuole di ogni ordine e grado. Se parli di una supercella con “persone comuni” soprattutto nella Tornado Alley, tutti sanno di cosa stai parlando. Se lo fai qui, ti guardano come fossi un pazzo e solitamente la cosa suscita ilarità come quando usi la parola “cacca” in prima elementare.
I chasers sono quindi ben noti e chiunque bene o male sa cosa fa un cacciatore di temporali. Nella maggioranza dei casi sono benvoluti dalle persone da un lato perché ne ammirano le capacità di analisi e previsione e perché essendo sul campo possono essere i primi a lanciare allarmi (come specificato prima) da un altro lato perché l'idea di qualcuno che rincorre ciò da cui molti scappano incute un certo fascino.

In Italia ci troviamo di fronte a una situazione molto diversa. A parte che i cacciatori sono numericamente molto meno, parlando chiaramente in proporzione, ma il grosso delle differenze sta “all'esterno” ovvero nella cultura generale del popolo.

Prescindendo già dal fatto che qui non esiste un centro meteo nazionale, che la meteo è affidata a realtà regionali (le Arpa) e che quindi vi è un proliferare conseguente di realtà meteo “commerciali” perché dal momento che non ci sono regole dall'alto ognuno fa quel che vuole e perciò regna una confusione sovrana, da noi nessun concetto meteo degno di nota viene passato in nessuna realtà scolastica dell'obbligo. Forse se dicessi direttamente quasi alcuna cultura scientifica farei un quadretto ancora migliore.
E' quindi chiaro che in una situazione di questo tipo, in cui spesso il cittadino medio non è informato nemmeno su come funzioni effettivamente un temporale, figuriamoci un tornado, la figura del cacciatore di temporali non sempre viene perfettamente capita e compresa, soprattutto non viene compreso spesso il modo in cui opera.
Non è per nulla scontato infatti che il cittadino medio abbia presente che la possibilità di formazione temporali e anche di tornado possa essere inquadrata in macro aree tramite i modelli fisico matematici, anche 1-2 giorni prima degli eventi. Anzi è molto raro che questa cosa sia nota.
La cosa che talvolta mi fa sorridere è che quando si ascoltano notizie o si seguono documentari provenienti dagli USA nei quali magari si parla di tornado “previsti” o di persone che erano allertate 1 giorno prima, o magari anche 20 minuti prima dalle sirene, è considerato tutto “lecito” e normalità, quando vieni qui in Italia a raccontare che il tornado italiano XY non è “caduto dal nulla”, ma che i modelli fisico matematici avevano individuato possibilità in quell'area, ti guardano come fossi un alieno. La trovo una cosa curiosa. Senza contare che alla parola “tornado” si scatena anche qui il medesimo risultato del pronunciare la parola “cacca” in prima elementare, in quanto il 90% degli italiani è convinto che esista una differenza tra tornado e trombe d'aria e se provi a smentirli parte una pioggia di insulti, il più alto livello di tecnicismo a disposizione.
Inoltre dal momento che non si comprende l'importanza di un approccio scientifico alle cose, puntuale nel nostro paese è la superficialità con la quale vengono usati in modo interscambiabile termini come uragano, tornado, raffiche di vento che non c'entrano nulla gli uni con gli altri.
“Tanto è sempre vento” è il tormentone, di una inascoltabilità a livelli irraggiungibili.
Se sei vittima di un tornado o di violente raffiche (di un uragano è difficile a meno che tu ti trovi sulle coste di un oceano in particolari punti del globo) i meccanismi di auto protezione da attuare sono diversi. Ma se non si sa nemmeno distinguere una cosa da un'altra parliamo di aria fritta e continueremo ad assistere a scene di persone che in situazioni di pericolo compiono mosse che definire azzardate è un eufemismo.
Se inoltre si volesse fare della prevenzione basata su una distribuzione statistica degli eventi, sarebbe fondamentale capire che tipo di eventi si verificano in una determinata area.
Bisognerebbe quindi capire che un downburst e un tornado NON sono uguali e che la loro distinzione andrebbe a beneficio di tutti.

Mi sembra assurdo sottolinearlo, ma l'atmosfera è legata alle leggi della fisica. Esisteva una volta una bella facoltà universitaria chiamata “fisica dell'atmosfera”, facoltà che ormai è prossima allo smantellamento. Sì, perché noi in Italia siamo talmente avanti che non abbiamo bisogno di queste cose, sono già tutti scienziadi (come direbbe il buon Mariottide a suo figlio) con l'aiuto di Google e dell'università della vita.
Queste leggi della fisica che governano il sistema caotico che ci sovrasta sono quindi quelle che regolano i fenomeni temporaleschi.
Il nostro è un paese fantastico, tutti hanno diritto di parola su tutto, chiaramente la Google University abilita a questo. Poniamo che un previsore, uno bravo eh, con 1-2 giorni di anticipo dopo attenta analisi dei modelli e perché no, annessa conoscenza dell'orografia del territorio, prevede una alluvione nel luogo X che si verifica poi nei termini previsti.
Bene in una situazione normale, in un paese in cui vi è un minimo di cultura scientifica, si farebbero i complimenti a questa persona per la sua analisi e la sua capacità di interpretare i modelli ed anzi gli si proporrebbe magari di far prevenzione su eventi futuri, gli si aprirebbero sbocchi lavorativi...
Qui non è detto che accada. Qui verrebbe da taluni accusato di stregoneria: tu hai previsto, vuol dire che tu lo hai creato. Questo perché a volte non è che si ignora che l'atmosfera sia regolata dalle leggi della fisica, lo si nega proprio. Roba che al processo di Galileo Galilei si arrendevano per incapacità manifesta di fronte a cotanta dimostrazione di QI.
Idem vale per i tornado: voi eravate lì, voi lo avete creato. Porto questi esempi perché quest'ultimo evento è realmente accaduto in seguito al tornado intercettato nel veneziano e dimostra l'infinita assurdità che la mancanza di scienza a livello di istruzione di base può portare.
Persone che creano tornado tramite macchinari o sostanze non ben chiarificate...minchia ragazzi con tutto lo spazio che ho a 2 passi da casa nel vercellese tu guarda dove mi deve esplodere la tornadite, in mezzo ai tralicci e al groviglio di strade del veneziano.
Non mi dilungo ulteriormente perchè sparare sulla croce rossa non mi dà soddisfazioni e c'è francamente anche poco da dire, tutte le risposte sono già state scritte prima.
Ad ogni modo per chi tra questi soggetti volesse unirsi alle cacce, alla fasi previsionali, a tutti gli spostamenti, alle ore di attesa sotto al sole, ai 2 maroni che ci si spacca a passare notti insonni per aspettare due fulmini che poi non riesci a fotografare perché li fa tra uno scatto e l'altro, ai panini fraidi che paghi 6 euro degli autogrill, ai 2 euro di autostrada che smeni per farti 10km che poi la macchinetta ti mangia sempre le monete e ne paghi 4 alla fine, alle migliaia di km al volante in condizioni impietose, alla vescica in fase esplosiva ma non ti puoi fermare a farla, ai buchi nell'acqua dopo essersi sparati magari 1000km di viaggio, alle gomme bucate nelle situazioni più impietose di questo mondo, ai letti sfiorati per 2 ore scarse per poi ripartire ancor prima che sorgesse il sole, alle chiamate al 911 quando ritrovi persone che hanno perso la vita nelle case colpite da un tornado EF5 che tu nemmeno hai visto perchè avvolto nella pioggia, beh signori un posto in automobile c'è sempre, così potete testare dal vivo come si creano i tornado.

Esiste poi una distorsione nell'intendere lo stormchasing, per fortuna raro, totalmente fuori luogo e fuori strada. Mi è capitato a volte di sentire (in sede di forum, sul web, nella vita reale...) osservazioni del tipo: “voi vi divertite a fotografare eventi distruttivi, mentre la gente muore e le case vengono distrutte” oppure “andate in cerca di disgrazie”…e così via. Potrebbero esserne elencate centinaia ancora, ma direi che sono sufficienti per inquadrare il genere di interventi a cui faccio riferimento.

Anzitutto, tornado, temporali e fenomenologia annessa, avvengono indipendentemente che una manica di appassionati si piazzi ore davanti al pc a prevederli e nei campi a fotografarli (a meno che uno abbia la tornadite nominata prima :-O). In secondo luogo, non meno importante, si scambia quella che è una passione basata sul rispetto per questi fenomeni, sulla volontà di DOCUMENTARLI, fotografarli, nel gusto di godere delle disgrazie altrui. Essere appassionati di tornado, vuol dire che si apprezza e si ammira il fenomeno naturale in sé, per quello che è. E’ decisamente perverso e insano il pensiero di chi crede che la passione ai tornado sia legata alla distruzione che possono provocare. E’ come dire che se uno va a farsi un safari è perchè non aspetta altro di vedere un leone che aggredisce un turista...o uno che ama i dolci non ha rispetto per i diabetici...o un collezionista di coltelli è un mostro che non rispetta le vittime di queste armi...e così via.

Lo stormchaser riprende un fenomeno naturale che è indipendente da lui ed è affascinato e meravigliato da esso, la distruzione che può arrecare va necessariamente separata da tutto ciò. Ancor prima il cacciatore vuole essere in grado di prevedere gli eventi. Nessun cacciatore gioisce per la distruzione, ci si augura sempre che i fenomeni che si osservano colpiscano aree non abitate.
“Tornado spettacolare” e prontamente arriva il commento “vallo a dire a chi è stato colpito che era spettacolare!!1112!!!1236689” .
Sì, mio esimio, lo dico e lo ripeto anche a chi è stato colpito, perché non c'entra assolutamente una fava l'associazione di idee che tu stai facendo. Se una cosa è spettacolare LO E' e non c'entra niente che questo ha conseguenze negative sulla vita dell'uomo.
Cosa diavolo c'entra il riconoscere l'oggettiva spettacolarità estetica di un fenomeno con i successivi disastri che può provocare.
Una dannata eruzione vulcanica è spettacolare, una pioggia di meteoriti è spettacolare, uno tsunami è spettacolare e chi dice il contrario dice una baggianata e fa una forzatura per fare buonismo.
"Mamma mia che schifo questa immagine di una eruzione vulcanica!!!" sfido quanti al mondo hanno mai detto o sentito una roba del genere. Mai, ovviamente. Perchè una eruzione vulcanica è appunto spettacolare, come lo sarà stata quella di Pompei, anche se con risvolti tragici, ma è un'altra cosa e definendo spettacolare l'eruzione non si manca di certo di rispetto ai morti.
Il fatto che siano eventi maestosi e di impatto (in una vocabolo della lingua italiana--> SPETTACOLARI) non vuol in alcun modo dire che si è felici di chi ha perso la vita o la casa. Sono 2 cose diverse su 2 piani diversi e non serve un QI degno del MENSA per comprenderlo. Il discorso è semplice e lo taglio quindi qui. Chi non vuole capire può aprire corsi di buonismo e demagogia spiccia oggi stesso, farà un successone.

Detto ciò, tornando al discorso di prima, le osservazioni sul campo, il materiale foto e video è anche finalizzato allo studio di questi fenomeni e a una raccolta statistica degli eventi. Sarebbe utile e interessante se qualcuno iniziasse a sfruttare questa nostra presenza sul campo, sia a livello di segnalazioni degli eventi (stile Skywarn) sia a livello di ricerca.


Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Settembre 2015 12:15
 

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