LUGLIO - Temporale tra Monza/Bergamo, 2 luglio PDF Stampa E-mail
Scritto da Vale   
Domenica 03 Luglio 2016 10:23

Nel pomeriggio mi ritrovo con Jacopo Zannoni, William Demasi, Matteo Ventola da Genova e Matteo Pratesi dal torinese a Vercelli est. 
Per oggi abbiamo stabilito un'idea su come muoverci in base a step orari analizzati nei modelli: sicuramente il Piemonte è favorito per lo sviluppo anche di supercelle nella prima fascia oraria pomeridiana compresa tra le 14/15z e le 16z circa (tra le 16 e le 18 ora locale), essendo la zona con shear migliore e nella migliore divergenza del getto; successivamente, con l'avanzare della perturbazione, la zona di interesse si sposterà più a est, molto probabilmente tra milanese/brianza/bergamasco, dove sarà comunque presente un decente shear. Più in serata si sposterà ulteriormente a est.
Dunque scegliamo di rimanere in attesa per il Piemonte e di muoverci verso la possibile cella piemontese, ma solo se questa non entrerà subito in Monferrato, dinamica che ultimamente sembra essere l'unica in grado di garantire supercelle in questa regione (in assenza di un fronte organizzato, probabilmente grazie all'aiuto orografico delle colline), ma che comporta il muoversi nei soliti territori collinari o al più di intercettare le celle lungo la TO-PC per poi lasciarle sfuggire verso sud. Decidiamo dunque per oggi di scartare questa eventualità, soprattutto per sfinimento e curiosità di provare zone differenti. In ogni caso l'idea è dopo le 15z di muoverci verso il milanese e tentare di cacciare in Brianza, territorio a sua volta non semplice per il chasing.
Attendiamo dunque a Vercelli est fino a circa le 17, osservando al radar una cella nel torinese la quale è ancora indecisa sul da farsi, ma che già sembra avere tutta l'intenzione di infilarsi nuovamente nel Monferrato. Puntiamo dunque il milanese e ci muoviamo lungo le tangenziali ovest e est per cercare di prendere tempo mentre diverse celle stanno organizzandosi e sviluppandosi appena dopo il Ticino. Nel frattempo numerose celle sono nate anche in pianura piemontese ma tutte con caratteristiche multicellulari, senza che nessuna risulti minimamente isolata. L'unica cella invece interessante nella regione è quella che scende nel Monferrato che sembra avere caratteristiche supercellulari, come nella solita ricetta piemontese.
Quando siamo in tangenziale est il temporale in arrivo da Magenta si intensifica e lo intercettiamo a Monza, dove sviluppa una shelf molto compatta sul bordo avanzante, dove si scaricano frequenti nube-terra.
Procediamo in direzione Usmate-Velate, cercando di stare di fronte al bordo della nube a mensola mentre l'intera zona è sferzata da un forte vento di outflow. Osservando al radar però la cella non si sposta più verso nord come prima, ma sembra ora procedere a est (per via della rigenerazione delle celle e dell'effetto dei vari outflow probabilmente), dunque riprendiamo la a4 in direzione Bergamo. Ci fermiamo a Dalmine quando siamo di nuovo fuori dalla cella e scattiamo le ultime foto alla shelf, prima che questa finisca per essere disintegrata dal forte outflow.

Occorre sottolineare che la supercella del Monferrato, che devo dire è stata effettivamente come struttura e dimensioni superiore a tutte le ultime celle viste in quella zona ultimamente, ha fatto numerosi danni a Chieri (TO). I danni principali sono riferibili alla grandine e in particolare ai forti venti di downburst. Nessuna tromba d'aria si è mai abbattuta a Chieri, nonostante le decine di titoli di giornali riportanti questa parola. I downburst, ed in particolare QUEL downburst, valutandone gli effettivi danni, è stato più rovinoso di quanto lo sarebbe potuto essere una tromba d'aria tra le statisticamente più diffuse ( inferiori a EF2), ma sembra impossibile farlo capire in questo paese. Tromba d'aria è sinonimo di tornado da un punto di vista scientifico e a Chieri, il 2 luglio 2016, non vi è stato alcun tornado, se non nelle foto di repertorio di qualche giornale. Sia dai danni sia dai video che circolano in rete (tra cui QUESTO molto esplicativo) siamo in presenza di un evidente downburst. QUI la guida per distinguere trombe d'aria e downburst.   
In seguito ad alcuni messaggi che mi sono giunti, specifico che per me il chasing è mettersi in gioco e provare, farsi dei target e muoversi di conseguenza. Farsi il target non è -vedo il temporale a Canicattì ed esco per intercettarlo a Kathmandu-. In quel caso, uno è a casa sua, vede la cella e come si muove ed esce di conseguenza. Lo faccio anche io diverse volte quando non mi organizzo per una uscita prima per le più svariate ragioni, ma non è chasing in senso stretto, o meglio non vi è alcuna scelta del target. Il temporale c'è già, non ci vuole uno scienziato per capire "dove farà".
Ogni uscita che è organizzata tra me e i miei amici presuppone la scelta del target che solitamente viene effettuato tra la sera prima e la mattina, mettersi in gioco e a volte prendere scelte azzardate; ad esempio si può scegliere di abbandonare zone dove sai che sicuramente farà per muoverti verso zone più incerte ma le cui potenzialità sono più alte, in passato è stato fatto anche questo. E' chiaro che più ti metti in gioco più puoi perdere altri eventi che avvengono dove tu non eri. Quindi cacciando si fanno scelte, giuste o sbagliate, ma si fanno scelte e ci si mette in gioco e non esiste solo il Piemonte o l'area limitrofa a casa mia. In più, a me interessano i temporali fotogenici, che siano supercelle o altro non mi importa. Se un temporale è esteticamente bello, lo è indipendentemente dalla sua natura. L'impressione avuta ultimamente è che o scrivi che hai visto una supercella o sei un povero stronzo. Metti una foto senza scrivere nulla (di proposito) e la prima domanda è "era una super?": se rispondi sì allora "WOW", se rispondi no allora "ah ok", come dire ah beh allora è una merda. Quindi, per queste persone, la stessa foto era bella se raccontavano loro che era una supercella, ma fa schifo se non lo è. Fate vobis.

Radar fonte CML. In questo scatto si può notare come il sistema multicellulare formi una compatta linea sul suo bordo avanzante (in questi istanti rigenera verso nord, per poi continuare a sterzare a est). Su questo fronte compatto di precipitazioni verrà a formarsi la shelf cloud, proprio in risposta all'aria calda e umida sollevata di fronte al temporale dall'aria fredda in discesa con le precipitazioni.
Solitamente una shelf è tanto più compatta quanto più è netto il bordo delle precipitazioni intense e lo stacco senza pioggia di fronte a esse.

Dalmine(BG)


Nelle 2 foto precedenti si nota come la shelf sia molto meno definita. Questo soprattutto perché le correnti di outflow troppo forti hanno spinto in molto avanti la mensola nuvolosa, trasportandola più lontana dal bordo delle precipitazioni, sia perché il bordo stesso delle prp più intense è meno netto e definito di prima.

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Luglio 2016 15:02
 

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